lunedì 27 febbraio 2017

"La morte di una persona è sempre una sconfitta, per tutti". Monsignor Vincenzo Paglia interviene sul caso Fabo

Continua a fare scalpore, sui media nazionali, la scomparsa di Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico in seguito ad un incidente d'auto tre anni fa che è morto stamattina in Svizzera dopo essersi sottoposto all'eutanasia attiva. "Fabo - come era conosciuto - è morto alle 11,40, ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo": scrive Marco Cappato sul suo profilo Facebook. Poi è lo stesso Cappato a fornire dei dettagli sugli ultimi istanti di vita di Fabo. "Ha morso un pulsante per attivare l'immissione del farmaco letale: era molto in ansia perché temeva, non vedendo il pulsante essendo cieco, di non riuscirci. Poi però ha anche scherzato". 
"Tutto questo mi rattrista molto. Deve rattristarci tutti, e anche interrogarci". Questo il commento del nostro concittadino, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha commentato, prima che arrivasse la notizia della morte di dj Fabo. "Ogni volta che si pone termine a una vita, o ci si propone di farlo, è sempre una sconfitta", ha dichiarato monsignor Paglia in un'intervista al Corriere della Sera, "una sconfitta amara: sia per chi dice 'non ce la faccio più" sia per una società che si rassegna all'impotenza".Per l'arcivescovo "la legge non può per sua natura"regolamentare "situazioni così drammatiche" e "il rischio è di creare 'la cultura dello scartò di cui parla il Papa".

domenica 19 febbraio 2017

Bernie Sanders, la sinistra baucana e l'Ottocento

Chissà cosa ne pensano i tre tenori della "sinistra" dem baucana. Enzo Perciballi, il renziano della prima ora, Ruggero Mastrantoni, il primo a sponsorizzare la nascita del Pd e Memmo Di Cosimo, democratico ante litteram che aveva in tasca la tessera della Margherita anche quando la moglie Anna Iaboni era candidata con i Ds : dicevamo, cosa ne pensano, alla vigilia del congresso del Pd i protagonisti della "gouche" baucana?
Tutti e tre sostenitori del giullare fiorentino oppure fieri restauratori del socialismo? Cosa si diranno durante il congresso è facile immaginarlo. In realtà non hanno niente da dire e la gente di Boville, per fortuna, non gli da nemmeno troppo ascolto. "Il nostro nemico è la destra» e giù applausi dalla sparuta platea, composta per lo più da sessantenni. Enzo Perciballi, rigorosamente in giacca e cravatta, indosserà gli abiti del moderato, Memmo Di Cosimo si travestirà da rivoluzionario, alla perenne ricerca di voti, non importa se arriveranno dal Marchionne di turno oppure da qualche precario. Certo, di giovani precari e popolo dei «voucher», altro tema molto in voga, se ne vedranno pochi. Quelli, la generazione dimenticata, vota per i Cinque Stelle. Ad abbassare un po' la media dell'età ci sarà qualche piccola delegazione di Giovani Democratici, con barbe da hipster e maglioncino «alla Marchionne». Non ci sono e non ci saranno le bandiere del Pd, partito che a Boville è stato spodestato a sinistra dai socialisti di Piero Fabrizi. E infatti gli unici di rosso vestiti, resteranno fuori dalla contesa.
Dentro, intanto, continua la rievocazione del socialismo ottocentesco. Verranno proiettate immagini della Resistenza, del '68 e delle proteste antirazziste in America. Oltre ai classici della sinistra italiana, primo fra tutti l'intramontabile Enrico Berlinguer, gli oratori citeranno Nelson Mandela, Rosa Parks e Papa Francesco. Magari facendo finta di dimenticarsi per quali ideali, i primi due, hanno lottato.
Di operai dentro la sezione del Pd a Boville non se ne vedono più da un pezzo. Vuoi perchè a Boville erano diventati tutti imprenditori, vuoi perchè la gente che falce e martello li usava davvero, negli anni dove dominava "la sinistra al caviale" (ed al cachemire aggiungiamo noi), non l'hanno mai fatta parlare. «Mi stupisce che ancora ci siano gli operai». Al solo pronunciare la parola tutti si scatenano. Al solito insomma, le parole d'ordine saranno sinistra e socialismo. Ma dovranno stare attenti a parlarne perchè da un paio d'anni sono il verbo di Orlando Cervoni, «il Bernie Sanders baucano». In fondo, ci si accontenta di poco.

giovedì 16 febbraio 2017

Chiude la vecchia Banca della Ciociaria, fine di una storia

Troppo piccola e non conviene. Ed i baucani non hanno più soldi da metterci e forse nemmeno il rating giusto per prenderne in prestito. Forse, è soltanto il segno dei tempi, delle tecnologie che cambiano il modo di vedere il mondo; del resto, con uno smartphone si è in banca.
Resta il fatto che il centro storico di Boville non ha più una banca; la vecchia Banca della Ciociaria chiude i battenti il prossimo diciassette marzo ed i conti correnti verranno trasferiti a Frosinone. A Boville non rimane che un solo uno sportello periferico, di Intesa, a Casavitola. E chissà ancora per quanto. 
Il nostro paese adesso lo vediamo un po' spento, ridiventato improvvisamente povero, come era una volta, prima del boom delle costruzioni e dell'edilizia.

Molti non lo sanno ma a Boville è nata una banca. Eravamo al crepuscolo degli anni Ottanta, l'ultima decade d'oro per immobiliaristi e costruttori, e l'alba dei più morigerati anni Novanta, quelli in cui Giuliano Amato ebbe la geniale idea di tassare per la prima volta la casa di proprietà. 

Fu così, che in quegli anni, nella piccola sala della biblioteca comunale, a pochi metri dalla filiale della Banca della Ciociaria nacque la Popolare del Frusinate. Poi le cose sono andate come sono andate e Boville ha perso fin da subito la presa sull'istituto di credito che nel giro di pochi anni si è ramificato in tutta la Ciociaria. Eppure a Boville non ha mai aperto uno sportello.
Nel frattempo al borgo aveva aperto una filiale anche il vecchio Banco di Napoli, fuggito nottetempo alle prime avvisaglie della crisi nell'ottica di una razionalizzazione dei costi con la capogruppo Intesa Sanpaolo. Ora, anche la vecchia Banca della Ciociaria se ne va. Al destino, si sa, non manca mai il senso dell'umorismo.
Il nostro centro storico continua a perdere pezzi. Meno servizi, meno qualità della vita, meno persone che circolano, meno incassi per i negozi, nessun introito per il comune di Boville che negli anni ha sempre percepito l'affitto. 
Meno, meno di tutto.

La cosa davvero buffa in tutta questa vicenda è che nessuno ha potuto obbiettare granché rispetto alla dipartita dell'istituto di credito. Del resto, nonostante la Banca della Ciociaria condividesse con gli uffici comunali il portone d'ingresso, il primo cliente ad andarsene, qualche anno fa, è stato il comune stesso trasferendo il servizio di tesoreria a Casamari. 

Ad ogni modo, nessuno di noi può fermare il progresso; è sempre stato così bella storia umana. Ed oggi le tecnologie permettono a ciascuno di entrare in banca dal divano di casa o mentre sorseggia un caffè in un bar.

Prima dell'avvento di Radio Boville, su internet, si poteva leggere del nostro amato borgo soltanto sui giornali. Le tecnologie cambiano il modo di vedere il mondo. 

giovedì 9 febbraio 2017

The Donald, la torre ed il colpo di testa di Pelè

Gli americani vogliono costruire il muro con il Messico, due anni fa Piero ed i suoi volevano comprare la torre. 

Settanta mila euro, centodieci con gli interessi; tanto sarebbe costata la torre della discordia al popolo di Boville mentre, a sentire The Donald, il muro che farà da confine insieme al Rio Grande lo pagheranno i messicani.

Tra nostalgia ed una montagna di sensi di colpa, insomma, sembra che l'amministrazione comunale abbia archiviato l'idea di rilevare la torre. 

Peccato perché avremmo potuto usare l'avamposto per gli avvistamenti delle truppe dei Borboni che muovono verso l'amata terra di Bauco. E allora la storia che avremmo potuto raccontare sarebbe stata una mezza truffa, un cocktail sbagliato, un Cuba Libre con troppa cola e troppo poco rum. 

Comunque sia, i baucani in America hanno votato in maggioranza per Trump. Sarà per l'affinità con l'immobiliarista del Queens, sarà per il desiderio ancestrale di costruire muri, sempre e comunque. Si sa, sono gente pratica i baucani. 

Per i nostri concittadini al di là dell'Atlantico del resto il Messico significa tre cose : immigrati illegali, una bandiera molto simile a quella dell'Italia e la finalissima persa a Città del Messico nel 1970 con Rivera in campo sei minuti, l'Italia contro il Brasile, Valcareggi in panchina e Pelè che sale sulla luna.


E così, mentre i baucani d'America si chiedono se The Donald riuscirà o meno a mantenere gli impegni assunti, i baucani della madrepatria si chiedono quali promesse gli faranno gli aspiranti candidati ad indossare la fascia tricolore oggi saldamente sulle spalle di Piero. 

A Boville fortunatamente, non ci servono muri e nemmeno torri. Forse non abbiamo bisogno nemmeno di rivoluzioni.

I cubani ben presto si accorsero che la rivoluzione era una beffa e che Fidel non era diverso da Batista. Basterebbe, semplicemente, non votare più i politici chiacchieroni. Quelli che negli ultimi venti anni non hanno fatto altro che costruire opere inutili e messo continuamente le mani in tasca ai cittadini. 


L’arte di sopravvivere in difesa non passa per forza dalle clientele. 


lunedì 23 gennaio 2017

Trump, la diaspora socialista e la corsa al dopo Piero

La maggioranza politica, almeno nei numeri, è ancora molto solida. Quello che Piero Fabrizi non sembra avere più ormai è una squadra compatta a sostegno del suo operato amministrativo. Ad un anno e mezzo dalle elezioni insomma si è ufficialmente aperta la corsa alla successione del primo cittadino. Di acqua sotto i ponti dalla primavera del 2008, quando Piero venne eletto alla guida di Palazzo Simoncelli, ne è passata veramente tanta e molte cose sono cambiate.
Tra mediazioni della prima ora, ricuciture e spaccature più o meno clamorose, Piero si avvia a portare a termine la seconda consiliatura con un piccolo e personalissimo primato ovvero aver rotto gli accordi con entrambi i vice sindaci che lo hanno accompagnato all'inizio del suo mandato. E' successo con Enzo Perciballi, primo degli eletti nel 2008 e con Memmo Di Cosimo, il candidato più votato nel 2013. Due mosse che a Piero sono servite soprattutto a non aver nessuno che nella sua squadra che potesse fargli ombra ma che a meno di due anni dal termine del suo mandato lasciano profonda incertezza su colui che ne raccoglierà il testimone, ammesso che la squadra che lo ha finora sostenuto non si sfaldi del tutto, in balia di personalismi, abbandoni e cambiamenti più o meno radicali del quadro politico. Per il momento è difficile oltre che prematuro azzardare delle ipotesi. 

In pole position sembra esserci l'attuale vice sindaco, Anthony Astolfi che da tempo ormai sta lavorando per assumere un profilo più "istituzionale" all'interno della squadra di Piero Fabrizi. L'avvicinamento ai Socialisti, necessario per aver la "benedizione" del deus ex machina dell'ex partito del Garofano, Gianfranco Schietroma, la presidenza del consiglio comunale ed il ruolo di ambasciatore del nostro borgo in seno alle associazioni delle Città dell'Olio e dei Borghi fanno di Anthony il candidato più papabile. Naturalmente, non è il solo. A fari spenti si muove anche Angelo Fabrizi, fedelissimo di Piero fin dalla prima ora, in orbita socialista anche lui, profilo meno istituzionale ma certamente più affine a raccogliere le simpatie dei fedelissimi di Piero, tutti della contrada di Santa Liberata. 
A distanza e con passo felpato si sta muovendo anche un altro degli assessori di Piero, l'ex presidente del Boville calcio Angelo Reali. Nella scorsa tornata sostenuto da un comitato di zona Reali si è affacciato al mondo della politica conservando il suo spirito di "civil servant" ovvero di esponente della società civile prestato alle istituzioni, profilo questo che potrebbe rappresentare una valida carta da giocare.

Eh si perché a Boville non avremo né la Brexit e nemmeno Trump ma di certo buona parte della cittadinanza è stufa di pagare tasse e tributi per servizi inefficienti o inesistenti. E l'idea geniale di affidare la riscossione dei tributi a qualche società privata con sede a Frosinone invece che agli uffici di Palazzo Simoncelli (dove i dipendenti comunali a quanto ci risulta vengono regolarmente pagati) non fa che peggiorare ancora di più l'umore di un popolo stanco delle prese in giro.

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