sabato 9 giugno 2018

I Magnifici Sette

Negli Stati Uniti, li chiamano “battleground states”. Sono gli Stati della confederazione americana incerti fino all’ultimo. Quelli dove si decide la partita.

Tra poche ore Boville andrà alle urne dopo una campagna elettorale lunghissima, iniziata a nel febbraio scorso quando, in concomitanza con le politiche e le regionali, i nostri hanno iniziato a fare i conti. E dal momento che in politica i conti non tornano quasi mai, i candidati a sindaco sono spuntati come funghi. Trasformando l’intera città in un “battleground”, un campo di battaglia.


I candidati hanno continuato con il porta a porta, i sondaggi, fatti senza alcun criterio statistico, “alla casareccia”, non si fermano mai. Nel voto popolare è davvero difficile capire quale candidato ha saputo allungare, anche di pochissimo. Quindi il margine di errore è fin troppo ampio. Le sezioni chiave, quelle dove si deciderà tutto, sono sempre le stesse e per nessuno è agevole giocare la partita.
Qualche sussulto, nei giorni scorsi è venuto da Casavitola e da Valle Paradiso dove Enzo Perciballi e Memmo Di Cosimo hanno chiamato a raccolta le loro truppe mentre Renato Genovesi è andato a serrare le fila a Colle Piscioso e lo stesso ha pensato di fare Marta Diana chiudendo la maratona elettorale nel fortino di Scrima. Orlando Cervoni ha scelto di giocare in casa anche lui, a Cologni. Nel mentre hanno chiuso con un giorno d’anticipo i Cinque Stelle e Claudio Iori ha puntato sulla presenza dell'ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. 


E' stata una campagna elettorale strana, con sette liste ai nastri di partenza. Qualcuno si è rallegrato per la notevole partecipazione dei candidati, simbolo di passione politica ma allo stesso tempo emblema della decadenza dei partiti, completamente incapaci di fare selezione delle proposte e sintesi nelle candidature. Sarebbe stato interessante parlare di programmi, di presente e di futuro. 

Nello spazio di mezzo secolo, la nostra gente è passata dalla condizione di pastorizia ed agricoltura di sussistenza a costruire metà di Roma. La bolla immobiliare scoppiata dall'altra parte dell'Atlantico, la compressione dei redditi dei lavoratori dettata dalla globalizzazione e la crisi del debito pubblico italiano hanno seriamente rimesso in discussione un modello che sembrava funzionare perfino troppo bene. 
Nello spazio di appena tre anni abbiamo perso quasi quattrocento residenti. Segno di un paese che invecchia, di una terra dalla quale i giovani vanno via, di un paese che ad un tratto è divenuto inospitale anche per tanti stranieri che un tempo trovavano facilmente un impiego nell'edilizia.

Avremmo dovuto parlare di questo, di quello che potremmo fare in un futuro prossimo.
Questa campagna elettorale doveva restituirci una visione della nostra terra. E così non è stato. Si è discusso di vele e di manifesti, di preferenze, di argomenti in certi casi futili ed in altri casi ormai superati. 

Due i segnali veramente positivi. Per la prima volta, si è discusso dell'ambiente, dell'inquinamento, delle rinnovabili. A dettare l'agenda politica, quella seria, sono stati i Cinque Stelle e Marta Diana. Sul palco della lista che rappresenta l'amministrazione uscente si sono alternati Piero Fabrizi e Renato Genovesi mentre Orlando Cervoni ha provato come sempre a spostare il tiro sulle tematiche più care alla sinistra. Enzo Perciballi e Memmo Di Cosimo invece hanno scommesso sulle proposte nazional popolari, anteponendo la loro leadership alla progettualità. 

I commentatori schierati lanciano gli ultimi appelli, i pretoriani difendono ancora piccoli fortini e posizioni. Gli unici rimasti fedeli a loro stessi sono i vecchi "soloni" radical chic della politica locale ancora si divertono a pontificare. Fanno tante chiacchiere ma di voti, nemmeno a parlarne. 


Intanto, nel "battleground" di Boville, la battaglia tra i Magnifici Sette continua. Almeno fino a domani sera.


Nessun commento: